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Exenatide potrebbe arrestare la progressione della malattia di Parkinson

barrieraContinua lo sviluppo di questo farmaco già approvato per il diabete di tipo II

 

Exenatide è un farmaco approvato per il trattamento del diabete di tipo 2 ad insorgenza non giovanile dovuto allo sviluppo di resistenza all'insulina. È un agonista del recettore per un peptide che somiglia al glucagone naturale (GLP-1) e agisce stimolando cellule del pancreas a produrre insulina quando serve ovvero quando i livelli di glucosio nel sangue sono troppo alti.
Avevamo già segnalato nel 2014 (si veda la notizia) che era iniziato lo sviluppo di questo farmaco, in seguito a ricerche che suggeriscono che alterazioni del metabolismo del glucosio possano contribuire alla malattia di Parkinson ed alla osservazione di effetti neuroprotettivi in modelli preclinici della malattia di Parkinson.

Ora è stato pubblicato uno studio clinico condotto presso un solo centro, l’Istituto di Neurologia presso l’Università di Londra secondo elevati standard qualitativi: lo studio era di confronto con il placebo, con assegnazione casuale al farmaco oppure al placebo (randomizzazione) ed è stato svolto in condizioni di doppia cecità (né i ricercatori, né i pazienti sapevano chi era stato assegnato al farmaco e chi al placebo) per assicurare risultati obiettivi.

Il numero dei pazienti era modesto (60 pazienti, 31 trattati con exenatide e 29 con placebo). I criteri di selezione erano: età 25-75 anni, entrambi i sessi, diagnosi di malattia di Parkinson idiopatica secondo i criteri della Queen Square Brain Bank, stadio Hoehn & Yahr  2.5 in ON (dopo assunzione di terapia), in terapia dopaminergica con perdita di efficacia da fine dose (“wearing off”).

I pazienti sono stati trattati con exenatide 2 mg (oppure placebo) per via sottocutanea una volta alla settimana in aggiunta alla terapia dopaminergica per 48 settimane e poi seguiti per altre 12 settimane. Questa posologia è quella approvata per il trattamento del diabete.

Il criterio principale per la valutazione dell’efficacia era la variazione del punteggio motorio sulla scala internazionale MDS-UPDRS in OFF (senza terapia) dopo 60 settimane (48 settimane di terapia e 12 di osservazione). Dopo 60 settimane il punteggio era mediamente migliorato di 1 punto nel gruppo exenatide, mentre è peggiorato di 2,1 punti nel gruppo placebo (differenza media pari a -3,5 punti statisticamente significativa p=0.03).

Gli effetti collaterali sono stati quelli tipici con exenatide ovvero reazioni nel sito di iniezione e disturbi gastrointestinali.

Questi risultati sono promettenti, ma gli autori stessi dichiarano che è prematuro cominciare ad usare exenatide per la malattia di Parkinson. Il numero di pazienti trattato è troppo modesto e la durata della terapia è stata troppo breve per poter valutare in maniera affidabile la sicurezza ed efficacia di exenatide in questa popolazione di pazienti.

 

Fonte: Athauda D e coll Lancet online 3 agosto 2017